Gestire i denti ipersensibili è solitamente un compito piuttosto complicato. Nella maggior parte dei casi, basta applicare un agente desensibilizzante sulla superficie del dente, sperando che funzioni. Tuttavia, l’uso di emettitori di luce infrarossa vicina cambia completamente il modo in cui avviene questo processo. Invece di limitarsi a coprire il dente con un farmaco, si utilizza la luce infrarossa per far penetrare tale agente più in profondità nei tubuli della dentina. La luce infrarossa penetra molto più in profondità rispetto alla luce visibile. Quando viene utilizzata, genera un po’ di calore: non abbastanza per bruciare, ma sufficiente per rendere l’agente desensibilizzante meno denso. Si può pensare a questo processo come a quello di riscaldare il miele: così diventa più fluido. Poiché è meno denso, l’agente desensibilizzante può raggiungere facilmente quegli spazi vuoti che causano dolore ai pazienti quando bevono qualcosa di freddo. L’obiettivo è creare una sorta di “tappo” fisico all’interno del dente. La luce infrarossa aiuta questi minerali o resine a solidificarsi molto più rapidamente. In questo modo si ottiene un sigillo più stretto e solido, che impedisce il movimento dei fluidi che causano il dolore. È semplicemente efficace. Tuttavia, non si può aumentare troppo l’intensità della luce: altrimenti si rischia di danneggiare la polpa dentale, e nessuno vuole affrontare danni nervosi permanenti. Per questo motivo, l’intensità della luce viene mantenuta bassa e vengono utilizzate dosi controllate. Bisogna anche regolare correttamente gli intervalli di raffreddamento, in modo che il dente non si surriscaldi. Il vero vantaggio di questo metodo è l’efficienza: i trattamenti sono più veloci, e i pazienti tornano meno spesso perché il trattamento non ha funzionato. L’agente desensibilizzante non rimane solo sulla superficie dello smalto, ma viene assorbito in profondità. Per chi svolge questo lavoro, ciò significa che i risultati sono molto più prevedibili, indipendentemente da quanto sia spesso lo smalto del paziente.